Le ambizioni meschine di Terzi
L’ultimo capolavoro di Giuliomaria Terzi di Sant’Agata sono le sue dimissioni fuori tempo, fuori luogo e fuori misura. Poteva fare decentemente questo suo passo, ma un mese fa, forse prima, quando a tutti gli osservatori – e alle sue prime vittime, i due Marò appena rispediti in India – era ormai chiara la sua incapacità di gestire con fermezza e coraggio un difficilissimo dossier internazionale. Il passo indietro di Terzi e le accuse a Monti. Storia di un disastro diplomatico - Ferraresi L’umiliazione di Terzi sui Marò è solo l’ultima prova di inadeguatezza - L'editoriale Il penoso ritorno in India dei Marò, gli unici a salvare la faccia - L'editoriale I Marò sono un problema della Nato
6 AGO 20

L’ultimo capolavoro di Giuliomaria Terzi di Sant’Agata sono le sue dimissioni fuori tempo, fuori luogo e fuori misura. Poteva fare decentemente questo suo passo, ma un mese fa, forse prima, quando a tutti gli osservatori – e alle sue prime vittime, i due Marò appena rispediti in India – era ormai chiara la sua incapacità di gestire con fermezza e coraggio un difficilissimo dossier internazionale. Terzi non ha saputo difendere i Marò dalle intemperanze giudiziarie di Nuova Delhi, non ha mai dato l’impressione di voler agire con forza nelle sedi opportune per sbloccare lo stallo, non si è vergognato d’aver preso (anzi fatto prendere al nostro ambasciatore in India, Daniele Mancini) un impegno scritto sulla restituzione dei fucilieri al termine della licenza elettorale; poi ha tradito in modo spettacolare quella parola, ma si è subito spaventato quando gli indiani hanno costretto alla libertà vigilata Mancini, per ritorsione. Risultato: umiliazione planetaria per l’Italia, sofferenza e solitudine per i Marò reclusi in India, la Farnesina ridotta al rango di una bottega levantina.
Ieri, infine, Terzi s’è dimesso davanti al Parlamento. La sua è stata l’ennesima dimostrazione disonorevole, in omaggio alla peggiore iconografia dell’italiano che fugge da se stesso, dalla propria responsabilità, e nel suo caso anche dal larvale governo Monti (senza preavviso e con tanto di occhiolino strizzato in Aula al centrodestra, con cui non erano mancati contatti maliziosi nei mesi scorsi). Terzi non ha detto: ho sbagliato, me ne vado, scusate se lo faccio in ritardo. No, ora esprime la sua “riserva per la decisione” sui Marò, lamenta che la sua voce “è rimasta inascoltata” e prova a scaricare la colpa sul premier e sul suo collega Giampaolo Di Paola, ministro della Difesa, che almeno alla corrività in questa turpe vicenda non ha voluto aggiungere l’ipocrisia. Tutti a casa, era il nostro auspicio: Terzi, Di Paola e il goffo De Mistura. L’ex inquilino della Farnesina ha scelto la via più meschina.